Si è concluso con una condanna e tre assoluzioni il processo ai quattro amici accusati di aver messo a segno una serie di furti in un condominio di Limone Piemonte approfittando del fatto che durante il lockdown di fine 2020 le seconde abitazioni erano rimaste pressoché vuote per lungo tempo. In particolare uno dei quattro imputati (D. M., riconosciuto come la mente del colpo e l’unico a essere condannato) aveva affittato per un certo periodo uno degli alloggi nel condominio in questione e infatti i militari non avevano riscontrato alcun segno di forzatura del portone di entrata, mentre erano state scassinate le porte degli appartamenti derubati da cui erano stati sottratti oggetti di valore e soprattutto televisori: “Tutti i condomini hanno dovuto sostituire le serrature delle porte e qualcuno ha subito anche parecchi danni all’interno, in un caso c’era addirittura un escremento”, aveva riferito in aula l’amministratore del condominio. A tradire i quattro imputati (D. M., E. N., M. L. e R. F., tutti di origine sarda) fu la scelta di servirsi di una vettura con conducente per caricare la refurtiva e allontanarsi dal luogo del delitto. In un periodo di scarsa circolazione sulle strade, soprattutto nei pressi di un condominio quasi deserto, quel furgone venne quindi notato da uno dei pochi residenti del palazzo che assistette a tutta l’operazione di carico dei sacchi sulla vettura e la raccontò ai Carabinieri quando i furti vennero scoperti. Grazie alle telecamere stradali il furgone con conducente venne rintracciato e anche l’autista del mezzo riferì ai militari di quello strano trasporto, con i quattro che avevano parlato poco tra loro durante i viaggio anche se avevano nominato un cognome in particolare: quello appunto di D. M., affittuario dell’appartamento nel condominio. A casa sua i Carabinieri trovarono buona parte della refurtiva poi restituita ai legittimi proprietari e tutti e quattro vennero rinviati a giudizio con l’accusa di furto aggravato. Per loro il pubblico ministero Gianluigi Datta ha chiesto condanne pesanti: sei anni per D. M., la mente del colpo, già gravato da precedenti specifici e proprietario della casa dove venne ritrovata la refurtiva, e cinque anni per gli altri tre imputati. “Erano amici e ospiti di D. M. ma questo non significa che fossero al corrente del piano e avessero aderito e partecipato al furto”, ha però opposto l’avvocato Paolo Monica difensore di M. L. che era entrato per ultimo nel processo, riconosciuto in foto dal conducente del furgone ma non durante il processo. Stessa richiesta di assoluzione è stata avanzata per gli altri due imputati e accolta dalla giudice, che ha invece condannato D. M. alla pena di sei anni e 3.000 euro di multa.




