
L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ha presentato oggi, venerdì 15 maggio, a Cuneo, il suo nuovo libro “L’Italia che non arriva a fine mese – Lavoro e salari: una questione di sinistra”, di cui è autore insieme a Domenico Carrieri e Agostino Megale.
Già presidente dell’Associazione Lavoro & Welfare, dirigente della CGIL, ministro del Lavoro nel secondo Governo Prodi, deputato e Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Damiano è intervenuto nella sala incontri del settimanale La Guida, dove ha dialogato con Piertomaso Bergesio, segretario generale Camera del Lavoro di Cuneo della Cgil e con il giornalista Mario Bosonetto.
Nel volume gli autori ricostruiscono le radici della crisi che in Italia ha investito il lavoro. Per decenni pilastro della democrazia, in passato quest’ultimo ha garantito nel Bel Paese reditti, diritti e welfare. Al contrario, oggi, nella nostra penisola dilaga la precarietà, si moltiplicano i “lavoratori poveri” e milioni di persone faticano ad arrivare a fine mese. Gli autori indagano, dunque, le origini e le cause di questo fenomeno e gli errori commessi dalla sinistra: il passaggio dal lavoro stabile ad una flessibilizzazione selvaggia – ha spiegato Cesare Damiano -, che si traduce in precarietà, la globalizzazione che negli anni Novanta veniva vista solo in chiave positiva, il Jobs Act che ha provocato l’allontanamento della classe operaia dalla sinistra, la stagnazione salariale…
Per invertire la rotta, nel libro si propone, pertanto, una nuova agenda per il centro sinistra, fondata su salari equi, welfare universale e giustizia sociale.
Durante l’incontro, organizzato in collaborazione con la Libreria dell’Acciuga, Piertomaso Bergesio ha, invece, sottolineato che la difficoltà ad arrivare a fine mese riguarda anche la provincia di Cuneo, che pure è quella che registra la crescita del Pil procapite più alta negli ultimi 30 anni. La Granda non ha saputo, tuttavia, ridistribuire i redditi: i salari cuneesi sono i più bassi della Regione e d’Italia, mentre sul territorio vi è una maggiore ricchezza perché essa è in mano a pochi. A Cuneo il 40% degli alloggi è sfitto, mentre il mercato immobiliare vede prezzi elevati sia per gli acquisti sia per le locazioni.







